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ANALISI DELLE TECNICHE PITTORICHE CHE NON SONO AFFRESCO

06 feb ANALISI DELLE TECNICHE PITTORICHE CHE NON SONO AFFRESCO

Nel XX secolo hanno avuto il sopravvento le tecniche “a secco” anche perché rispondevano meglio ai fini estetici e ai metodi operativi degli artisti moderni. Fra i più importanti cicli di pittura murale di questo secolo possiamo ricordare il “fregio di Beethoven” eseguito da Gustav Klimt, nel 1902, nel padiglione della “secessione” (a Vienna), il soffitto dell’opera di Parigi dipinto nel 1964 da Marc Chagall ed i grandi “murales” messicani degli anni venti, ad esempio quelli di Diego Rivera. Ricordiamo che la pittura ad affresco è una tecnica fra le più importanti oltre che – come dice il Vasari – “il modo di dipingere più virile, sicuro, risoluto e durevole di tutti”. Vi sono tuttavia delle altre tecniche che vengono generalmente raggruppate col nome di pittura “a secco” poiché, a differenza di quanto avviene nella pittura “a fresco”, i colori vengono stesi sull’intonaco già asciutto. Si tratta della pittura a tempera, della pittura ad olio (impiegate anche sui dipinti da cavalletto) e del cosiddetto “mezzo-fresco” (o pittura alla calce) che, come la pittura “a fresco”, è caratteristica solo della pittura murale.

Il Fregio di Beethoven di Gustav Klimt (Vienna, 1902)

Il Fregio di Beethoven di Gustav Klimt (Vienna, 1902)

La prima consiste nel dipingere sull’intonaco asciutto e spennellato con tuorlo e albume d’uovo sbattuti con acqua (oppure con alcune mani di colla) con i colori stemperati con tuorlo d’uovo (o tuorlo più albume) o con colle animale.

La pittura ad olio, che era diffusa soprattutto a nord delle alpi, consisteva nel dipingere con olii siccativi sull’intonaco impregnato con diverse mani di olio e talvolta coperto da un’imprimitura a base di olio di lino e biacca

La pittura ad olio su muro fu molto praticata nel basso medioevo specialmente in Inghilterra e in Spagna; nel nostro paese la pittura ad olio su muro ebbe maggior favore a partire dal 1500.

Il “mezzo fresco” o meglio kalkseccomalereii consiste nel dipingere sull’intonaco secco con i colori stemperati nel latte di calce (cioè idrossido di calcio più acqua). In tal modo i pigmenti restano inglobati nel sottile strato di carbonato che l’idrossido di calcio forma asciugandosi a contatto con l’anidride carbonica dell’aria. I tedeschi chiamavano kalkfrescomalerei le finiture eseguite con questa tecnica su una pittura realizzata a  “buon fresco” quando ormai l’intonaco è quasi asciutto. Rispetto al “buon fresco” le tecniche “a secco” sono molto meno resistenti poiché, specialmente nel caso della pittura a tempera e ad olio, si tratta di materiali eterogenei rispetto all’intonaco e particolarmente sensibili alle sue continue variazioni di umidità.

E’ evidente infine che, data la loro fragilità, questo tipo di pitture (a differenza di quelle “a buon fresco”) sono adatte prevalentemente alle pareti interne.

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